domenica 27 maggio 2018

Destinazione San Nicola Arcella








Uno dei centri più esclusivi della Calabria, con il suo porto naturale abbracciato dalle rocce, le sue coste disposte a gradinate su un promontorio roccioso, le sue torri cinquecentesche e le insenature naturali, fanno di San Nicola Arcella un posto indimenticabile e una destinazione tra le più apprezzate del litorale tirrenico.

Le radici della città discendono dalla cittadina di Scalea, la quale fu fondata dai sopravvissuti di Lavinium, una città dell'antica Roma, nata in prossimità del fiume Laos.

In epoca bizantina, la città di Laos, fu assalita e distrutta dai Barbari provenienti dal nord, e gli abitanti di Lavinium, per scampare alla malaria e alle incursioni dei Saraceni, si rifugiarono sulle sommità delle zone limitrofe, e proprio su questi territori fondarono Scalea e il Casaletto, l'attuale San Nicola Arcella.

L'antico borgo, veniva chiamato a quei tempi San Nicola dei Bulgari, presumibilmente dall'arrivo dei monaci Basiliani da Oriente. Solo nel 1912, divenuto comune autonomo, assunse il nome di San Nicola Arcella; nome che deriverebbe dalle parole latine: arx, arcis, ovvero, la parte più alta di un borgo, una rocca.

Attorno al XVI sec., a causa delle varie incursioni da parte dei pirati, fu costruita una torre di avvistamento, la Torre di San Nicola, per difendersi dai loro attacchi.

In età feudale, San Nicola Arcella, appartenne ai Principi Spinelli di Scalea, i quali fecero edificare nella contrada di Dino, un Palazzo destinato a dimora estiva, il Castello del Principe. Furono, infatti, i coloni del Principe Spinelli, insieme ad alcuni pescatori, a fondare il primo centro urbano con il nome di Casaletto, nome ancora esistente nel centro storico del borgo. Il feudo rimase proprietà dei Principi Spinelli fino al 1806, quando fu decretata l'abolizione della feudalità dai francesi.

Da visitare sono sicuramente: la Torre Saracena nelle vicinanze di Capo Scalea, una torre di vedetta costiera del '500, la quale faceva parte del sistema di guardia contro le incursioni del periodo; il Palazzo del Principe, del XVII sec., residenza estiva dei Principi Spinelli, si ipotizza fosse stato costruito sui resti di un'antica villa romana. In stile barocco a pianta quadrata, costruito con pietre di roccia, pezzi di cotto e pietra di tufo. Anticamente era collegato con il porto della baia tramite un tunnel sotterraneo, per consentire un rapido e sicuro imbarco delle merci. Restaurato dal Ministero dei Beni culturali, dal 2014 è proprietà del comune; la torre di Dino, a pianta circolare di epoca angioina, chiamata "u semafuru", il semaforo, una torre di segnalazione adibita a faro e sistema di comunicazione, costituiva l'attuale telegrafo usato dalle navi. Ristrutturata più volte, attualmente è proprietà di privati; i ruderi della chiesa medioevale di San Nicola da Tolentino; il Belvedere, completamente ristrutturato, da cui si gode un incantevole panorama; la zona archeologica risalente al Paleolitico; la chiesa Madre dedicata a San Nicola da Tolenino, patrono della città; l'Arco Magno; i fondali ricche di praterie di Pasidonia Oceanica; il centro storico con le Sinapsi.

Tra il 2014 e il 2015, il centro storico, grazie a un progetto artistico-culturale, è stato impreziosito con delle raffigurazioni pittoriche in rilievo, animando i vicoli del borgo. Attraverso queste rappresentazioni possiamo fare un salto nel passato, ammirando i dipinti che parlano della storia e delle tradizioni, non solo di San Nicola Arcella, ma di tutta la Calabria, culla della Magna Grecia.

Ogni dipinto a soggetto ha un nome, tra questi, il nostro sguardo, sicuramente, si poserà su:

"U Grecale", raffigurante gli sbarchi che avvenivano sulle coste;
"Megale Hellas", con le origini sul territorio della Magna Grecia;
"Insorgenze", testimonianze sul passaggio di Spartaco;
"Mercurion", rappresentazione dell'eparchia monastica che ha dominato la Calabria e la Basilicata nell'anno Mille;
"Sarakenoi"; con gli attacchi da parte dei Saraceni sulle coste;
"U Conde Siciliano", dedicato ad Alessandro Siciliano, conte della Repubblica e cittadino di San Nicola Arcella;
"Meditterraneo", raffigura la Grotta del Saraceno o Arco Magno;
"A tagliamanu"; raffigurazione di alcune piante tipiche della macchia mediterranea;
"Antichi mestieri" degli abitanti di San Nicola Arcella;
"U paisi nuostu", uno scorcio di San Nicola Arcella;
"U Gualanu", mette in risalto il valore del lavoro nei campi;
"U jettabbannu", rappresenta una figura tipica della storia sannicolese: il banditore.

La cittadina vive principalmente di turismo balneare, ma sono presenti aziende agricole dedite all'allevamento di ovini, bovini e caprini.

Tra le specialità della cucina sannicolese, possiamo gustare: i fusilli fatti a mano con "u firriettu" (il ferretto, di solito un ferro da calza), i scarafuogli (cigoli), nnuglia ('nduja), aliici salati o alla savuza (alici preparate con mollica di pane raffermo, aceto e menta), pisci arriganatu (pesce condito con origano, aglio, peperone rosso e peperoncino), pisci perciasaccu (un particolare pesce azzurro pescato principalmente nel mare sannicolese, si prepara arriganatu, fritto o alla savuza), crucetti (fichi secchi ripieni di noci e cedro), curunedde (fichi secchi intrecciati a corona con un rametto di mirto), u meu i fichi (miele di fichi), chinule (dolcetti con ripieno di castagne essiccate e bollite, zucchero e rosolio fatto in casa).

Prelibatezze dai profumi e dai sapori di una volta.

fonte: dal web, portalecalabria, comunedisannicolaarcella






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