Scalìa: Scalea il paese delle scale
Il borgo a picco sul mare, prende il nome dalla struttura delle abitazioni disposte a scale con tetti rossi e vicoli medioevali; a difendere il borgo, la Torre Talao, ricca di storia e di leggende. “A Scalìa“, denominata dai calabresi è uno dei paesi più antichi dell’Alto Tirreno cosentino.
All’interno della Torre Talao sono stati trovati, durante scavi archeologici, manufatti di ossa e pietra risalenti all’era Paleolitica.
Tra il X e il VII sec. a.C., la popolazione viveva nelle vallate del fiume Lao, la conferma del loro insediamento su questi luoghi è sicuramente, la presenza dello scoglio di Torre dell’Isola, la quale fu una delle prime dimore dell’uomo nell’Italia meridionale e dove, sono stati rinvenuti i resti della fauna pleistocenica riconducibili all’industria paleolitica media.
La città fu abitata dagli Enotri, fino a quando i Greci Sibariti per favorire il collegamento con la loro colonia di Posidonia (Paestum), nel ‘600 a.C. fondarono la città di Laos sulle alture del fiume Lao.
Il centro di Scalea nacque durante le lotte tra Bizantini e Longobardi, conquistata da questi ultimi, rimase loro colonia fino alla fine del VII sec., fino all’arrivo di Carlo Magno impegnato nella conquista dei ducati.
I Longobardi edificarono una rocca, la città rimase trincerata per circa tre secoli dalla cinta muraria, dalle case unite tutte insieme e aperta all’esterno da quattro porte, come descrisse Lorenzo Giustiniani la città vecchia:
“Questa città ha quattro porte: 1) la Porta di mare; 2) la Porta del Ponte, da un antico ponte, in cui si vede un pezzo di artiglieria; 3) la Porta Cimalonga, in cui vi è una torre che serve da carcere; 4) la Porta del Forte“(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli 1802)
Scalea CS centro storico
Il borgo nato alle pendici del Castello, divenne una fortezza sul mare, prendendo il nome di Scalea probabilmente dalla disposizione a scale delle case sul colle.
Attorno al VII sec., arrivarono gli Anacoreti, dei monaci eremiti greci e bizantini, i quali trascorsero la loro vita rifugiati in alloggi minuscoli come le Grotte della Scalicella. Nel IX sec., si unirono agli Anacoreti alcuni monaci basiliani provenienti dalla Sicilia, scappati alle invasioni arabesche.
Nel XIV sec. Scalea divenne uno dei principali scali marittimi e in seguito all’opposizione agli Angioini, divenne terra demaniale ottenendo uno sgravo fiscale non indifferente, che le permise di incrementare le attività commerciali, favorendo la marineria di Scalea, la quale divenne una delle più importanti della Calabria, raggiungendo con le proprie navi i maggiori porti del Mediterraneo.
Con la dominazione degli Angioini e degli Aragonesi, la popolazione subì un notevole incremento, ma in un secondo momento, la stessa si dimezzò a causa delle guerre, delle incursioni saracene e dalle molte epidemie dell’epoca.
Nel XVII sec. terremoti, carestie e pestilenze provocarono ingenti danni alla cittadina e durante la II guerra mondiale, Scalea subì vari bombardamenti aereo-navali dalle forze armate Anglo-Americane. Negli anni ’60 le poche case sopravvissute alla guerra, furono abbandonate per la costruzione di nuovi edifici più vicini alla costa.
Torre Cimalonga
Per chi volesse conoscere da vicino questa città dal grande passato storico, da amante della storia, delle leggende e delle origini della mia Calabria, consiglio di visitare:
la chiesa di San Nicola in Plateis; la chiesa di Santa Maria d’Episcopo o Madonna del Carmine; la scogliera Ajnella; le Grotte marine “du trasi e jesci” (entra ed esci); della “pecora” e del “bacio”; le Grotte del Paleolitico Medio; i ruderi del Convento Francescano, detto “Spedale”, costruito dai monaci Basiliani nel IX sec., all’epoca veniva utilizzato per dare assistenza ai pellegrini durante le Crociate; il Santuario della Madonna del Lauro, costruito agli inizi del XVIII sec. da pescatori del luogo e di Meta di Sorrento per sciogliere un voto fatto alla Madonna durante una tempesta. Un’antica leggenda narra che a causa di una violenta tormenta, alcuni marinai pregarono la Madonna per essere salvati. La Madonna accolse le loro suppliche facendo calmare le acque e i marinai riuscirono a raggiungere la costa illesi. Per ringraziare la Madonna del miracolo ricevuto, portarono una sua statua nel luogo del salvataggio; i ruderi del Castello Normanno, fortezza edificata su una rocca longobarda nel XII, per secoli è stata la roccaforte più importante della Calabria e del Golfo di Policastro, dove i fratelli Ruggero e Roberto d’Altavilla, grandi conquistatori dell’Italia del Sud, si dedicavano alla divisione dei terreni conquistati e alle strategie da adottare per conquistare nuovi luoghi. Nel XV sec., il castello divenne residenza privata dalle famiglie dell’epoca: i Sanseverino, i Caracciolo e i Spinelli; il Palazzo dei Principi Spinelli costruito nel XII sec., dimora dei diversi feudatari dell’epoca, gli ultimi furono i Principi Spinelli. Verso il 1800 il Palazzo fu venduto a privati, oggi è proprietà del comune e sede della Biblioteca Comunale, dove immensi saloni custodiscono affreschi del ‘600; la Torre Talao costruzione del XVI sec. dove al suo interno sgorgava acqua sulfurea; il Palazzo Pallamolla, dove abitarono i Pallamolla, i quali si trasferirono a Scalea nel XIV sec. per sfruttare attraverso il traffico marino, l’economia commerciale dell’epoca. Fu sede della Caserma dei Carabinieri e durante la II guerra mondiale fu usata come Caserma per i soldati della difesa costiera; la Torre Cimalonga, costruzione del XV sec. a forma cilindrica di stile aragonese, un tempo carcere mandamentale, oggi sede dell’ Antiquarium, custodisce reperti archeologici provenienti dagli scavi dell’antica città di Laos. Era a guardia di una delle quattro porte d’entrata di Scalea, la torre ospitava le guardie e due cannoni; la Torre della Scalicella o di Giuda.
Chiesa San Nicola in Plateis
Tra i piatti simbolo di Scalea possiamo degustare: i linguini ccu baccalà (linguine con il baccalà); i fussilli i casa cca vrasciola (fusilli fatti a mano con un involtino di carne di maiale ripieno, tipico della nostra terra); a pasta ccu aliici (pasta con le alici, di solito spaghetti); lagane e ciciari (tagliatelle fatte a mano con i ceci); pasta grattata(con pane raffermo e peperoncino piccante); baccalà frittu e pipi arrusculiati(baccalà fritto con i peperoni essiccati); i capucelle (testine di agnello o capretto cucinate con la mollica di pane); i pipi arrusculiati (peperoni seccati al sole d’estate e soffritti in inverno soprattutto con la salsiccia fresca).
La cucina calabrese ama le porzioni abbondanti e non ci si alza da tavola se non si è finito di mangiare tutto… a buon intenditor poche parole!
Scalea CS centro storico
fonte: portalecalabria, comuniitaliani, comunediscalea





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